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Ho-oponopono

La settimana scorsa abbiamo pubblicato un pezzo sul comportamento e orientamento alimentare del dottor Hew Len*, tratto da Zero Limits di Joe Vitale. Articolo che ha provocato un marasma di reazioni e commenti. La cosa è stata molto interessante e a tratti illuminante, una grandiosa crescita collettiva. Avevo già pubblicato l’anno scorso su questo blog un post dal titolo volutamente forte e trasgressivo L’illuminazione mangiando una bistecca. che, anch’esso, aveva avuto risposte emotive molto forti e dibattute, e le radici sono comuni perchè la dimensione di ricerca non è semplicemente, e banalmente, nel piatto.

L’alimentazione cosiddetta “etica”, nel caso la discussione ha avuto spunto dalla “scelta” tra vegetarianesimo o l’essere onnivori (termine quest’ultimo più blando e volatile del materiale e selvaggio “carnivoro”) ma in realtà l’idea che ci sta dietro è ben altra, molto più vasta e passa da confronti forti e radicali su temi fondamentali che riguardano ciascuno di noi.

Siamo nell’ambito delle emozioni e dei fatti viscerali: disquisire sul mangiare (cosa, come, perchè) è delicato come parlare di sesso (con chi, come, in che modo) e del discutere di soldi (da dove, come, quanti, perchè). Questi ultimi vanno nella scottante cartella del “modernariato emozionale”.

Senza entrare nell’ambito delle categorie sopra citate chi volesse fare un Viaggio nelle viscere (carnivore, vegetariane o vegane) dei commentatori del post che ancora bolle su Ho-oponopono.info può leggere tutto QUI

Trascrivo, rubandola dalla sua bacheca, una considerazione amorevolmente… generica di una nostra lettrice, e contatto di Facebook, dal nome poetico di Tramonto Tirrenico. Che con molta semplicità riporta la questione al concreto terra terra dell’Amore che a volte perdiamo di vista per elevarci su altri fronti.

Mi collego a fb poco, e ancora meno di poco scrivo. Sarà che stamane mi sono svegliata male ma non ne posso più di trovare foto e link che mi suggeriscono di stare “attenta all’uomo”, di “amare solo gli animali perchè sono gli unici che ci amano senza chiederci nulla in cambio” oppure “gli animali non ti tradiscono l’uomo si”, ecc ecc. OGGI dico ciò che penso io. Oggi mi espongo, e mi espongo così tanto che rendo questo commento pubblico; che arrivi agli animalisti, ecologisti, ambientalisti, tutti quelli che volete, non me ne frega niente.

A voi che state “attenti all’uomo” domando se avete mai dato davvero fiducia e possibilità agli altri esseri umani, se gli avete mai donato un pezzetto del vostro amore, se l’avete fatto senza pretendere in cambio qualcosa. Divento pazza se penso che amate gli animali e fate la guerra agli Uomini. Non credo assolutamente che si possa amare Esseri di un’altra specie se non si è in grado di amare gli Esseri che appartengono alla propria. Sono d’accordo a rispettare tutti gli animali, la Terra e quanto ci circonda, ma dobbiamo VOLERE anche rispettare gli Uomini. Se è vero che li amate gli animali, guardateli, osservateli e, se potete, imparate da loro che hanno molto da insegnarvi, ma non meno di altre semplici persone come voi e me. Tutti gli uomini della terra amano, vivono, sopravvivono, piangono, soffrono, mangiano, fanno l’amore o semplicemente si accoppiano. Molte specie animali vivono in branco e così l’Uomo. ANCHE L’UOMO E’ UN ANIMALE MA UN Animale Sociale, NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO DIMENTICARLO.

 

*PS: a chi è interessato o si è iscritto al seminario del 2 e 3 giugno a Bellaria: il dottor Hew Len ha deciso di non venire in Italia, leggi le ultime info a riguardo QUI
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Alcuni giorni fa Lara Lucaccioni responsabile delle Web Partnership Performance Strategies, mi (e ci, me e Sandro Flora) ha contattato per collaborare alla diffusione informativa dell’I.O. Inside Out 2012 – lo spettacolare evento che ha caratteristiche particolarmente emotive e completamente dedicate all’individuo e alla sua massima realizzazione personale e interiore. Per quello che mi riguarda essere tra i blogger hub, gli incaricati delle comunicazione in tempo reale in diretta dall’evento è uno dei ruoli che più mi entusiasmano, ancor più che partecipare semplicemente come fruitrice. E quando ho visto date e relatori ho cominciato a cercare e informarmi leggendo, studiando e mettendo da parte tutto quello che ho trovato in rete.

Scriverò a breve un altro articolo dedicato a questo appuntamento che si svolgerà il 16 e 17 giugno nelle Marche, ma oggi voglio trascrivere un paragrafo tratto da un libro imperdibile (che ho finito di leggere a tempo di record!) “Mangia che ti passa” scritto da Filippo Ongaro uno dei relatori all’I.O. Inside Out 2012

(gli altri sono Giuseppe Vercelli, Igor Sibaldi e Max Damioli. Insomma il top dei top, ognuno di loro sia a livello personale che nella diffusione delle proprie competenze e appassionanti materie d’insegnamento).

Il Dr. Ongaro è medico, autore e divulgatore scientifico e ha dedicato la sua carriera alla promozione della salute e a trovare soluzioni innovative per prevenire e curare alla radice le malattie croniche dei propri pazienti. È stato per anni medico degli astronauti presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). negli Stati Uniti è stato il primo italiano a ottenere il diploma in medicina funzionale (AFMCP) e l’abilitazione specialistica in medicina anti-aging (ABAARM). E’ vice presidente dell’Associazione Medicina Italiani Anti-Aging (AMIA) e autore di due libri oltre che relatore a numerosi congressi nazionali e internazionali.

Di frequente è ospite di trasmissioni radio e televisive e per La7 ha co-condotto il programma divulgativo Dottori in prima linea.

Di tanto in tanto allucinanti informazioni sulla fame nel mondo mettono in crisi la coscienza dell’uomo occidentale, a cui invece la buona stella ha dato il lusso o il privilegio di scegliere i modi della propria vita. È il momento in cui viene esplicitata forse la più grande contraddizione del mondo moderno. È quel “di tanto in tanto” che ha una lunga storia alle spalle, che ha prodotto le mastodontiche organizzazioni umanitarie come la FAO, che in tanti decenni non sono però nemmeno riuscite a scalfire il problema della fame nel mondo, la grande piaga purulenta che circonda il corpo opulento dell’Occidente.

Viene naturale chiedersi quanto si sarebbe potuto fare per i popoli affamati con i soli soldi che vengono spesi ogni giorno dalle varie organizzazioni internazionali per mantenere la propria agiata esistenza. O come si potrebbero sfruttare le oltre 4.000 tonnellate di cibo buono gettate ogni giorno da tutti noi in Italia.

In qualsiasi modo si mettano giù i dati, è drammatica e stridente la differenza tra un mondo occidentale in cui ci si ammala e si muore per le tante scelte sbagliate e il resto del mondo dove si muore invece per una totale mancanza di scelta.

Circa 24.000 persone muoiono ogni giorno di fame o di cause a essa correlate. Oltre tre quarti dei decessi interessano bambini sotto i cinque anni, bambini che prima di morire passano anni di sofferenza. Le statistiche ci dicono che i bambini malnutriti arrivano a stare male anche 160 giorni all’anno. Anche se carestie e guerre sono cause drammatiche di morte per fame, esse sono alla base solo del 10% dei decessi. La stragrande maggioranza degli affamati muore più silenziosamente per malnutrizione cronica che, quando non uccide, causa cecità, affaticamento, riduzione della crescita e suscettibilità a ogni sorta di malattia. Una forma opposta di malnutrizione, quella occidentale, è causa invece dell’obesità, in cui i danni non sono causati da carenze ma da micidiali eccessi.

La parola “fame” noi tendiamo a banalizzarla, riducendola al semplice desiderio di cibo che caratterizza il nostro mondo, ma in realtà, per tutti quelli che non hanno scelta, avere fame equivale a una profonda e invalidante condizione quotidiana, causata dall’impossibilità di procurarsi quantità sufficienti di cibo. Oggi oltre un miliardo di persone si trova in questa condizione mentre noi, allo stesso tempo, siamo costretti a dimagrire per prevenire i danni dell’esagerazione. 642 milioni di
questi affamati si trovano concentrati nell’Africa sub-sahariana, dove la fame uccide assieme all’HIV e ad altre malattie infettive.

Non solo la fame non è diminuita ma addirittura sta aumentando, visto che le stime dicono che solo nel 2006 gli affamati del mondo erano 854 milioni. In parte, questo è dovuto a un disinteresse delle organizzazioni internazionali nei confronti del tipo di agricoltura che servirebbe ai più poveri e dall’altro all’aumento devastante del prezzo del cibo, che ha ridotto il potere d’acquisto di tutte quelle persone che non hanno a disposizione che qualche dollaro al giorno. In effetti la povertà è la prima causa di fame al mondo.

I no-food non hanno né terra da coltivare né soldi con cui comprare cibo, ammesso che qualcuno glielo voglia vendere, visto che il ricco Occidente sembra essere invece un pozzo senza fine per le industrie, un bacino dove più cibo arriva e più ne viene consumato.
La FAO ci dice che non è il cibo a mancare nel mondo, in quanto la produzione globale di cereali permetterebbe in linea teorica di fornire per lo meno 2.730 kcal al giorno per persona.
Nel 2004 la Banca Mondiale indicava che circa un miliardo di persone vive con meno di 1,25 $ al giorno.

Che ruolo potrà mai avere nel mercato globale un consumatore privo di qualsiasi potere d’acquisto?
Una gestione avida delle risorse del mondo, tragiche guerre e cambiamenti climatici sono solo alcuni esempi dei motivi per cui ci sono ancora così tanti poveri sparsi sul globo e le ricchezze sono al contrario concentrate nelle mani di pochi. Siccità e inondazioni per esempio, effetto del riscaldamento globale, incidono in particolare sui più poveri, togliendo loro quelle poche risorse che ancora hanno.

E poi povertà e fame danno luogo a un circolo vizioso in cui la persona denutrita, non riuscendo più a lavorare, si trova ad avere sempre meno soldi per sfamarsi.
E pensare che molto spesso basterebbe poco per permettere a queste popolazioni di raggiungere l’autosufficienza: semi di buona qualità, attrezzi agricoli e accesso all’acqua farebbero per esempio un’enorme differenza.

Ma il mondo occidentale è riuscito a creare un ulteriore danno. Invece di sfruttare scienza, tecnologia e denaro per creare nuovi modelli sociali, ha esportato gli aspetti peggiori della propria realtà, contribuendo a creare nei paesi poveri una situazione paradossale in cui si osserva in parallelo una forte crescita sia delle malattie da eccesso che di quelle da difetto alimentare. L’Organizzazione mondiale della sanità chiama questo fenomeno “doppia pressione delle malattie”. Nelle stesse nazioni sottosviluppate c’è chi continua a morire di fame ma c’è anche un numero crescente di persone che, nei grandi centri urbani, mangia male e troppo, ammalandosi così delle stesse malattie da eccesso che colpiscono i pingui occidentali: diabete, obesità, cancro e malattie cardiovascolari, per citarne alcune. Spesso questo fenomeno si osserva nella stessa persona, nella quale si assiste a una nutrizione inadeguata nel periodo infantile, seguita, per chi ce la fa a sopravvivere e si sposta magari in città, da una malnutrizione con troppe calorie, zuccheri e grassi e pochi micronutrienti nell’età adulta.

(continua)

Dal dire al fare

Ritengo che tutto questo debba farci riflettere. Come abbiamo già osservato, mentre noi non riusciamo ad assumere un comportamento ragionevole nei confronti della nostra salute e del cibo, milioni di persone non hanno scelta e muoiono di fame e povertà.

Il primo passo per contribuire a un mondo più equo e bilanciato non è quello di improvvisarsi tutti eroi e volontari o di mandare sacchi di alimenti che non saranno mai in grado di sfamare continenti interi. Non è nemmeno quello di continuare a scrivere di questi problemi, a discuterne o a finanziare mastodontiche organizzazioni.

La soluzione è un’altra, di natura indiretta e personale: iniziamo a cambiare il nostro comportamento alimentare, il nostro rapporto con il cibo e con gli acquisti in generale.
Certamente questo non risolve tutto e soprattutto non dà risultati immediati, ma è il punto di partenza eticamente più corretto, in quanto è difficile risolvere i problemi altrui se non si è in grado di gestire i propri.

Chi non ha vissuto la povertà non può comprendere cosa vuol dire non avere un rifugio, non poter chiamare un medico quando ci si sente male, non avere nessuna prospettiva e non sapere nemmeno se domani si avrà abbastanza cibo per sopravvivere. Ma tutti noi fortunati occidentali, con un piccolo sforzo, possiamo capire quanto danno facciamo a noi stessi e al mondo intero con i nostri eccessi.

Ciò che non è necessario in campo alimentare è anche ciò che è dannoso perché sostiene un’economia del superfluo, viziata e sbilanciata, che è alla base delle ingiustizie del mondo. Non occorre quindi necessariamente diventare eroi o rivoluzionari per contribuire a un risanamento del mondo.

Basta correggere alcune elementari scelte personali per fare un importante primo passo. Questo cambiamento personale sarà d’esempio e inciderà sulle scelte degli altri, innescando una catena di cambiamenti concreti e traducendosi in una migliore salute non solo dell’individuo, ma del mondo intero.

(continua)

 

da “Mangia che ti passa”  di Filippo Ongaro

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Ieri mattina ho deciso di andare da un medico erborista molto noto qui in città per un fastidioso disagio alle unghie delle mani che mi tormenta da quasi un mese. Quando 2 giorni fa mia mamma mi ha detto di aver sognato mia sorella Luisa, mancata nel 2003, è la seconda volta che la sogna da che è andata nel “di là”, che le diceva di far vedere le unghie, quali e di chi non si sà, ho deciso di prendere un pò più sul serio la cosa. Nel sogno di mamma, che è avvenuto nella notte di compleanno della sua mamma – mia nonna – anch’essa in cielo da anni, eravamo noi tre (mamma, Luisa ed io) più un’altra non identificata ragazza.

Lunedì mattina chiamo il negozio per sapere se sarebbe stato aperto nel pomeriggio. Qui c’è ancora tanta neve, impossibile spostare l’auto immersa in un cubo di ghiaccio, per cui sono partita a piedi tra muri di neve camminando in mezzo alla strada di neve gelata poichè i marciapiedi sono assolutamente impraticabili. Mi sembrava di essere in Russia, nei 4 chilometri freddi e difficoltosi per arrivare alla meta apprezzavo la fortuna di vivere, nella norma stagionale, in una nazione clemente e mi godevo il colloquio col dottor Monti, un pò crogiolandomi nella sua attenzione e comprensione cercando di riordinare fatti e situazioni accadute e contestualizzarle nel problema che mi portava da lui.

Sono arrivata davanti all’erboristeria alle 15,10 e avevo da far passare i 20 minuti per l’apertura, ma il dottore è talmente straordinario che ero felice d’essere la prima in lista. Lui non vende prodotti, lui ti fa un’indagine psico fisica emotiva esoterica energetica. Questo a tutti i clienti che stanno in paziente attesa della sua disponibilità. La prima e unica volta che ero stata lì è stato nel luglio del 2010, dopo averne sentito per anni meraviglie.

In quell’occasione quando abbiamo finito di parlare, quasi tre quarti d’ora di amorevole e tonica indagine sottile, sono rimasta così sorpresa di non dovergli dare nulla per la visita, oltre ovviamente pagargli i preparati, che sono tornata il giorno dopo per regalare a sua moglie Giusy il più grosso turchese grezzo che avevo in casa. Non contenti hanno contaccambiato con una cassettina di profumate e dolcissime pesche. L’abbraccio che mi hanno dato, uguale a quello del giorno prima, l’ho ancora sul corpo e nel cuore e non lo dimenticherò mai: amore caldo e puro.

Un improvviso cielo terso e un inaspettato sole caldo, non capisco come 4 chilometri fa era grigio scuro e pensavo minacciasse ancora, mi facevano trascorrere gli ultimi minuti di attesa davanti alla vetrina chiusa con un grande senso di luminosa riconoscenza. Giusy è arrivata poco dopo, mi fa entrare e mi chiede di cosa ho bisogno. Non mi riconosce ma è comprensibile dopo un anno e mezzo. “Vorrei parlare col dottore per un problema alle unghie” mi guarda dolce e dice “Non c’è” e io mi rammarico di non averlo chiesto stamattina al telefono e mi dispiaccio pensando chissà quando potrò tornare e sento inutile tutta quella strada fatta per nulla. Nello zainetto avevo anche una copia de “La Pace comincia da te” da lasciargli,  l’altra volta ne avevamo parlato e già conoscevano Ho-oponopono, ma il testo era solo in formato digitale, ero certa che avrebbe fatto loro piacere il libro di carta.

Giusy mi ascolta e mi da un libro su cui leggere, loro fanno così, e riconoscere le definizioni dei vari problemi psico fisici alla voce “mani o unghie”. Cerco ma non trovo il mio specifico. Le racconto brevemente un pò demotivata il sogno di mamma e la storia di Luisa e della sua morte 8 anni fa e la faccio breve perchè avrei voluto raccontare queste cose al dottore. Le stringo la situazione che mi è rimbalzata nella vita prepotentemente durante i giorni di Natale, con talmente tante urgenti coincidenze – che si sono rese chiare d’improvviso – tanto che mi hanno messo nella fretta di scrivere un ebook su mia sorella in tre giorni. E io credo per precisa intenzione di Luisa.

Giusy mi propone due fiori californiani per traumi antichi e un integratore per le unghie. Accetto i fiori dopo aver letto la scheda ma rifiuto l’integratore e mentre pago le chiedo quando posso tornare per parlare direttamente col dottor Monti. Mi guarda dolcissima e dice: “Nella prossima vita, non più in questa” la guardo interrogativa “E’ mancato a fine gennaio dell’anno scorso, in un mese ha fatto tutto”.

Sono rimasta di gesso. Mi ha preso per un attimo una dolce disperazione, un misto tra commozione e solitudine, una voce mi ha frusciato dentro “Devi fare da te, per te, ora”. Ho messo “La Pace comincia da Te” sul banco e con gli occhi lucidi ci siamo abbracciate come antiche amiche. Mi ha raccontato in poche e semplici parole delle difficoltà del negozio, di quelle personali, di quelle emotive, con dolcezza e un sorriso forte. Le ho lasciato il mio numero “Se posso fare qualcosa, se hai bisogno…” le ho sussurrato.

Sono uscita con uno strano rimpianto misto a un’immensa leggerezza. Nell’andata pensavo al mio problema alle mani, alla neve, a non scivolare, a se era il caso di parlare di sensazioni private e associazioni ardite, al piacere di ricevere ancora quell’abbraccio mentale e fisico che era sempre vivo e pulsante da oltre un anno e mezzo. Il ritorno è stato di benedizione, gratitudine e conforto che si facevano sempre più saldi e chiari a ogni passo. Tutto era bello e luminoso, la neve era amica, ogni attimo mi stava volendo bene, il dottore stava camminando accanto a me.

Non a caso sono andata al negozio, non a caso non ho chiesto di lui al telefono, non a caso le ho portato il libro di Ho-oponopono. E mi sono ri portata alla pace.

Ho pregato per lui ieri sera certa che mi sia vicino con l’immenso amore che mi ha donato in quell’unica visita che ho fatto con lui. Amore che è vivo e prezioso ancora oggi, e lo sarà per sempre.

Non conta quanto si sta insieme, quante volte ci si vede ma con quanta attenzione, passione e cuore lo si fa.

Grazie dottor Antonio Luigi Monti, se ci sei batti un colpo.

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E’ naturale che non si stia fermi e fissi su quella che pensiamo sia la perfetta condizione dell’Io. E’ normale ondeggiare, riposizionarsi, a volte scivolare con meravigliato sconforto. Nessuno è immune da indesiderate, e a volte illogiche, cadute psicofisiche. Anche, e sovente, senza concrete motivazioni.

In una discussione sui vari perchè affrontata di recente con Hoseki Vannini si è giunti alla sanità del fatto che ogni giorno bisogna darsi “un senso”, un desiderio, un motivo di piacere. Che poi è desiderio di sentirsi vivi dentro alla Vita.
Ovvio, naturale e niente di illuminante come conclusione.

Quello che spesso sottovalutiamo, o non consideriamo, è che anche quando siamo al traguardo di situazioni rincorse e volute la nostra creatività, subito dopo la soddisfazione dell’obiettivo centrato, esige immediatamente altre sfide, altra linfa vitale allacciata alla soddisfazione di creazioni future.

Il nostro compito primario è Vivere felicemente esplorando e godendo di tutte le meraviglie a nostra disposizione in questo  percorso terreno che è di una magnificenza commovente.

Per anni la mia frase preferita è stata “vorrei riuscire a starmene sdraiata su un divano e considerarla la cosa perfetta”. Ovvero avrei voluto non avere più desideri o comunque essere lasciata in pace dal vortice uraganico di pensieri, fissazioni, problemi, difficoltà, insicurezze che strizzavano la mia mente senza darmi possibilità di scampo. Di più… paralizzandomi poichè in quel caos assoluto non sapevo da che parte iniziare per mettere un pò d’ordine.

Ho-oponopono si è rivelata la tecnica più semplice di quelle sperimentate. L’unica senza dogmi, orari, scalette di rituali da imparare a memoria o esigenze (per me) occulte degli inventori dei vari metodi, anche in buona fede, ma che facevano divenire la pratica una “fede” parziale, univoca, a volte fanatica. E minacciosamente “pericolosa” se non si fossero seguite perfettamente le istruzioni imparate in seminari graduali e sempre molto costosi.

Questo ha anche una spiegazione. Più complessa è la tecnica più il subconscio “stacca” rinunciando al razionale che è momentaneamente estromesso impegnato nel racapezzarsi per seguire la fantasia necessaria a captare un oltre di Potere che allontaniamo col ragionamento.

Il rendersi conto che tutte le tecniche in purezza vogliono arrivare allo stesso risultato (la Pace interiore e l’unità col Tutto) fa scegliere facilmente quella più semplice e affine.

Molte persone, sono (o sono state) attratte da meccanismi difficili,  da regole, da guru, step e schemi che sono gli ingredienti di tutti o quasi i percorsi interiori. E’ comprensibile e irrinunciabile che ognuno di noi debba sperimentare, per comprendere se stesso e poter crescere sulle Strade che ci arrivano per poi passare oltre perchè queste Vie hanno esaurito il proprio compito. Un pò come la dipendenza dalla protezione della famiglia, che superiamo efficacemente quando vediamo che possiamo, e in modo egregio, essere indipendenti cavalieri nel mondo. Come è fisiologico che sia per qualsiasi essere vivente.

Oltre alla tecnica “giusta” (l’efficacia è la misura della verità- terzo principio Huna ovvero ciò che ci fa stare bene ADESSO, e non nuoce ad alcuno, è giusto) che sia “per oggi o per tutta la vita”, trovo che il darsi degli obiettivi e “lanciare degli agganci nel futuro” sia benefico a corpo e mente. E’ un posizionarsi sulle vibrazioni della vita co creando, o meglio indirizzando, il proprio domani utilizzando al meglio oggi la nostra energia creativa senza lasciarcene ingorgare o depotenziare.

Con questa visione, partendo dalle basi ho-oponoponiche della non aspettativa prefissata ma aspettandosi solo il meglio, diventa facile accettare e trarre insegnamento dagli eventuali intoppi poichè sono altrettanta scuola e conoscenza quanto il pieno successo a cui aneliamo in ogni campo della nostra esistenza.

Una domanda alla quale molti non sanno rispondere è “che cosa vuoi per te, per il tuo futuro”?

Non è sempre facile rispondere ma indagare il proprio intimo ricercando “cosa” ci fa vibrare e “come” potremmo vivere al meglio “se” espandessimo i nostri talenti e i nostri desideri e decidere di lavorare su questo può farci inquadrare meglio il senso profondo e l’opportunità irripetibile del nostro esistere. In una frasetta… “COSA mi fa sentite IN Vita?”

In conclusione, viste anche le tante osservazioni sull’articolo di Hoseki Vannini, non c’è “il metodo giusto per tutti” siamo noi che dobbiamo interpretare e condurci nella nostra espressione ed espansione con ciò che rende gloria e giustizia al nostro essere unici, irripetibili, motivati e soprattutto Felici.

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Capita… Certo che capita e non è per niente piacevole! A volte pur sapendo tutto arrivano giorni neri dove malgrado non ci sia niente di particolarmente “oggettivo” (alle situazioni gravi si reagisce spesso con lucidità, coraggio e una grande dose di energia trovata nelle riserve della sopravvivenza acuta di noi stessi !) sembra che la mente si concentri solo sulle (e sembrano infinite) cose da risolvere, su quello che è in sospeso, sui tanti piccoli intoppi che ogni vita che vive ha. E questo focus pare implacabilmente veritiero: ti fa notare al millimetro tutte le piccolezze della tua vita e ti allontana da far sembrare irraggiungibile da ciò che fino a poco prima era un ragionevole obbiettivo. E dulcis in fundo la fiducia diventa un ghigno che ridicolizza tutto il programma che con impegno ti eri fatto fin’ora.

Chissà come e perché accade (ti interroghi senza capacitarti… ho mangiato qualcosa che ha sballato la chimica del tuo tutto? quadrature planetarie pesanti e complicate di cui non ero a conoscenza ? un momento di stanchezza cosmica o l’esplosione di un dettaglio, una battuta, un sogno, un pensiero del Provocatore Interiore che si è infiltrato e ha coalizzato altri pensieri diventando un’autorità all’interno del tuo sistema in momentanea bassa difesa o in troppo relax?)

Fatto stà che accade e ti senti solo, smarrito e senza vie di uscita. O molto peggio.

Il colmo è che davvero neppure volendo riesci a fare qualcosa per “distrarti” da queste faccende insidiose che trascinano a catena tutto ciò che riescono ad arruolare dentro la tua mente, il tuo stomaco e il tuo cuore.

Qualche anno fa quando un già strepitoso Fabio Marchesi faceva fatica a raccogliere qualche decina di persone ai suoi seminari, (ho partecipato a tre dei suoi indimenticabili week end insieme ai, all’epoca, pochissimi, fortunati iscritti) ci diceva che quando gli arrivano questi black out lui si chiudeva in casa, annullava tutti gli impegni e si prendeva cura di se stesso…facendo il meno possibile. Così evitava anche di portare in giro le sue basse frequenze non “facendo ulteriori guai” a sé stesso e agli altri. Quindi ottimizzava quel tempo per prendersi una pausa anche dal proprio essere. Marchesi oltre a inventare straordinarie soluzioni per utilizzare la Luce (e molti altri brevetti) è scrittore quindi con tempi personali privilegiati rispetto alla media delle persone, però anche i comuni mortali in queste fangose pozze di crisi, qualcosa possono fare per traghettare in modo relativamente indolore questo tempo di fragilità.

Questi momenti arrivano in modo abbastanza inaspettato e se li lasci dilatare più di tanto faranno sicuramente dei danni. Da giorni neri devono essere vissuti come grigio chiaro che si ricoloreranno veloci perché farai in modo di ricaricarti senza “esigerlo”, senza disperarti, senza arrabbiarti, senza niente. Momenti che viaggerai con un filo di gas, comprendendoti e osservandoti senza importi niente. Niente di niente.

Ora devi fermarti per un pò. Anche la mente più eccelsa ha bisogno di una piccola vacanza su tutta la linea, di “uscire” davvero da sé stessa. Poter galleggiare in libertà. Ha diritto e bisogno di sapere che può farlo. Allo stesso tempo sarà un momento in cui ti prenderai cura di te in modo speciale.

Una cosa pratica e immediata è: bere più acqua, ancora meglio acqua solarizzata blu (come insegna la tecnica di Ho-oponopono e al seminario di Verona 2009 il dottor Ihaleakala Hew Len ci ha più volte raccomandato, ovvero berne in quantità). L’acqua lava l’organismo sciogliendo ed eliminando tossine e scorie permettendo migliori connessioni psicofisiche. E’ molto più importante di quanto sembri. Sulle bottiglie di vetro blu lasciate al sole o alla luce di una lampadina a incandescenza per almeno mezz’ora e possibilmente all’ascolto di musica classica (Mozart e Bach per esempio) scrivi o applica etichette con affermazioni positive. Questa energia delle parole e delle intenzioni passerà per risonanza all’acqua e di conseguenza riempirà il tuo organismo di corrispondenti vibrazioni sostituendo quelle che vanno contro il tuo equilibrio e il tuo Potere. E tutto questo aumenterà la tua Bellezza e l’Amore per Te.

Riduci più possibile gli impegni, e comunque sii attivo in modalità ridotta, neutra. Accompagnati come se conducessi un convalescente che ha bisogno di tranquillità per ristabilirsi al meglio. Stai accanto a te, al di “fuori” di te, dentro tornerai appena la forza sarà di nuovo in ogni tua cellula, ora pazienta e abbi comprensione per te.

Non guardare o ascoltare notiziari e altre informazioni che aggiungerebbero elementi di destabilizzazione (questo sarebbe da fare come igiene generale il più spesso possibile). Scegli di divertirti e di non pensare, ideali cartoni animati e film allegri.

Nutriti con alimenti leggeri, meglio ancora pasti a base di frutta e verdura cruda che aumentano l’idratazione e le vitamine e ti aiutano a disintossicare ulteriormente il tuo ambiente fisico.

Elimina qualche oggetto che non ti serve e che non utilizzi da tempo: fatti spazio attorno, l’eccesso di cose e di attrezzi non indispensabili bloccano l’energia utile e ti sovraccaricano ulteriormente di confusione interna.

Datti tre giorni di tregua, tre al massimo e sii consapevole che è una pausa, che il tuo sistema ti ha richiesto una micro vacanza per ripristinare circuiti e poter sentire che può decidere di “stare anche male” e che si prende questo tempo per poter “stare al meglio” in brevissimo tempo. Per poter sperimentare con ancora più potenza la tua Gratitudine e la tua Gioia di esistere.

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E’ una parola così Potente che a volte quando parlando sale alle labbra si cerca un sinonimo se la situazione attorno non è più che sotto controllo. Perchè a volte può essere intesa come gradire, come solleticare, deliziare, gioire, o conoscere o godere. Quest’ultima ancor peggio sarebbe, quindi più innocuamente va bene…piacere.

Il piacere è la spinta che ci consente di venire a mondo ed è l’arco che ci slancia in avanti nella vita, che ci stringe alla gola, che ci prende per la gola. Legato a mille sfumature dei milioni di livelli che ci compongono: una mousse di crema di latte fresco, leggerissima e fondente o il desiderio struggente che ci piega la mente ed il corpo rendendoci bava liquida senza nessun controllo, senza nessuna intenzione di controllo.

Il piacere ci fa coraggiosi condottieri della nostra vita e ci esalta, ci schiavizza e ci conduce ammaestrandoci a volte oltre la nostra volontà, ci rende ridicoli o ci incorona regnanti.
Ci rende persone forti, magnifiche e centrate quando questo piacere è vissuto con equilibrio scelta e libertà.

Quello che è vero veramente è che senza piacere saremmo morti che vivono per finta. La cosa grave non è annoiarsi ma non provare piacere.

Bello e sano abituarsi a comprendere che ogni cosa facciamo, ogni cosa pensiamo, ogni cosa viviamo deve avere per primo pregio il fatto che ci sta dando piacere. Più piacere ne traiamo più potere ci riempirà ogni nostro atomo.

Al contrario estremamente dannoso è fare un lavoro che non ci piace.

Un tempo interminabile senza la totale concentrazione che sarebbe necessaria per fare al meglio il compito che ci porta a fine mese uno stipendio, sogniamo l’ora in cui possiamo staccare per poter fare qualcos altro che compensi tale immane fatica.

E spesso si è così sfiniti energeticamente nell’impegnarsi comunque con volontà e determinazione per il “bisogno” di farlo, che non ci resta altro che cercare di ricaricarci ripiegando su piaceri “minori” come l’esagerare col cibo, con l’alcool, con altri comportamenti che comunque ci intasano e ci stordiscono per non arrivare a trovare effettive soluzioni.

Ogni scusa è buona per non cambiare lo stato che ci frustra ma quantomeno è quel tanto conosciuto da legarci ad una vita a metà o meglio una vita ad un quarto, il tempo che stancamente ci rimane dopo aver adempiuto agli obbligi che ci siamo imposti.

Anche se non semplice o immediato bisognerebbe riflettere bene prima di accettare un impiego che vuole così tanta energia e qualità di vita dandoci “soltanto” una paga con cui poter sopravvivere. Ed è sopravvivere il tempo che ci rimane dove cerchiamo appunto delle gratificazioni per bilanciare.

Le cose che si fanno con piacere sono lievi, entusiasmanti, rigeneranti. Non solo non ci si accorge del tempo che vola ma non si vorrebbe smettere mai.
E’ un tempo glorioso quello in cui andiamo in crisi esistenziale, in disperazione, in rigetto di qualcosa che non ci soddisfa. E’ un momento creativo ed è un’opportunità sensazionale che se interpretata con coraggio può dare il là a svolte insperate e insospettate.
Può dare l’avvio all’accesso della nostra fortuna.

Inizialmente potrebbe essere un momento meno favorevole economicamente ma se ci si mette tutto l’impegno e la passione ciò che ci dà piacere fare ci porterà anche una riuscita economica certa. Quando agiamo con piacere sappiamo fare le cose verso cui abbiamo talento in modo decisamente migliore di altri e sempre per il fatto che lo facciamo senza sforzo, anzi balzando dal letto la mattina per correre a fare ciò che ci piace, se ben condotto ci porterà a farne un’occupazione a tempo pieno in cui avremmo godimento su tutta la linea ed il nostro piacere pervaderà ogni nostra azione e ogni nostra cellula.

La qualità della nostra vita decollerà e l’energia sarà potente e centrata ed avremo sempre più gioia e gratitudine attraendo persone e circostanze sul nostro livello di emanazione. Non ci stupiremo più che le opportunità ci si offriranno quotidianamente, avremmo da sceglierne, avremmo vicino persone creative e propositive, avremmo il conto in banca fiorente ed idee per farlo fiorire ancora di più. Una catena di fatti positivi, di salute e prosperità su tutti i livelli. E tutto questo perchè si e scelto di seguire il piacere.

Il piacere va ricercato e coltivato. Da quando ho capito questo fatto e messo al primo posto su tutti i piani di esistenza integrandolo con altre tecniche tra cui Ho-oponopono, la mia esistenza è cambiata da un giorno all’altro in modo radicale. Credendo, creando, seguendo il sogno del provare piacere.

Non mi stupisco più di avere un percorso di amore, fortuna, gioia, soddisfazione questa è ormai la mia normalità, è ciò che ho creato scegliendo il piacere e lasciandomene pervadere.

AMORE da conquistare e con cui stare