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Piacere

E’ naturale che non si stia fermi e fissi su quella che pensiamo sia la perfetta condizione dell’Io. E’ normale ondeggiare, riposizionarsi, a volte scivolare con meravigliato sconforto. Nessuno è immune da indesiderate, e a volte illogiche, cadute psicofisiche. Anche, e sovente, senza concrete motivazioni.

In una discussione sui vari perchè affrontata di recente con Hoseki Vannini si è giunti alla sanità del fatto che ogni giorno bisogna darsi “un senso”, un desiderio, un motivo di piacere. Che poi è desiderio di sentirsi vivi dentro alla Vita.
Ovvio, naturale e niente di illuminante come conclusione.

Quello che spesso sottovalutiamo, o non consideriamo, è che anche quando siamo al traguardo di situazioni rincorse e volute la nostra creatività, subito dopo la soddisfazione dell’obiettivo centrato, esige immediatamente altre sfide, altra linfa vitale allacciata alla soddisfazione di creazioni future.

Il nostro compito primario è Vivere felicemente esplorando e godendo di tutte le meraviglie a nostra disposizione in questo  percorso terreno che è di una magnificenza commovente.

Per anni la mia frase preferita è stata “vorrei riuscire a starmene sdraiata su un divano e considerarla la cosa perfetta”. Ovvero avrei voluto non avere più desideri o comunque essere lasciata in pace dal vortice uraganico di pensieri, fissazioni, problemi, difficoltà, insicurezze che strizzavano la mia mente senza darmi possibilità di scampo. Di più… paralizzandomi poichè in quel caos assoluto non sapevo da che parte iniziare per mettere un pò d’ordine.

Ho-oponopono si è rivelata la tecnica più semplice di quelle sperimentate. L’unica senza dogmi, orari, scalette di rituali da imparare a memoria o esigenze (per me) occulte degli inventori dei vari metodi, anche in buona fede, ma che facevano divenire la pratica una “fede” parziale, univoca, a volte fanatica. E minacciosamente “pericolosa” se non si fossero seguite perfettamente le istruzioni imparate in seminari graduali e sempre molto costosi.

Questo ha anche una spiegazione. Più complessa è la tecnica più il subconscio “stacca” rinunciando al razionale che è momentaneamente estromesso impegnato nel racapezzarsi per seguire la fantasia necessaria a captare un oltre di Potere che allontaniamo col ragionamento.

Il rendersi conto che tutte le tecniche in purezza vogliono arrivare allo stesso risultato (la Pace interiore e l’unità col Tutto) fa scegliere facilmente quella più semplice e affine.

Molte persone, sono (o sono state) attratte da meccanismi difficili,  da regole, da guru, step e schemi che sono gli ingredienti di tutti o quasi i percorsi interiori. E’ comprensibile e irrinunciabile che ognuno di noi debba sperimentare, per comprendere se stesso e poter crescere sulle Strade che ci arrivano per poi passare oltre perchè queste Vie hanno esaurito il proprio compito. Un pò come la dipendenza dalla protezione della famiglia, che superiamo efficacemente quando vediamo che possiamo, e in modo egregio, essere indipendenti cavalieri nel mondo. Come è fisiologico che sia per qualsiasi essere vivente.

Oltre alla tecnica “giusta” (l’efficacia è la misura della verità- terzo principio Huna ovvero ciò che ci fa stare bene ADESSO, e non nuoce ad alcuno, è giusto) che sia “per oggi o per tutta la vita”, trovo che il darsi degli obiettivi e “lanciare degli agganci nel futuro” sia benefico a corpo e mente. E’ un posizionarsi sulle vibrazioni della vita co creando, o meglio indirizzando, il proprio domani utilizzando al meglio oggi la nostra energia creativa senza lasciarcene ingorgare o depotenziare.

Con questa visione, partendo dalle basi ho-oponoponiche della non aspettativa prefissata ma aspettandosi solo il meglio, diventa facile accettare e trarre insegnamento dagli eventuali intoppi poichè sono altrettanta scuola e conoscenza quanto il pieno successo a cui aneliamo in ogni campo della nostra esistenza.

Una domanda alla quale molti non sanno rispondere è “che cosa vuoi per te, per il tuo futuro”?

Non è sempre facile rispondere ma indagare il proprio intimo ricercando “cosa” ci fa vibrare e “come” potremmo vivere al meglio “se” espandessimo i nostri talenti e i nostri desideri e decidere di lavorare su questo può farci inquadrare meglio il senso profondo e l’opportunità irripetibile del nostro esistere. In una frasetta… “COSA mi fa sentite IN Vita?”

In conclusione, viste anche le tante osservazioni sull’articolo di Hoseki Vannini, non c’è “il metodo giusto per tutti” siamo noi che dobbiamo interpretare e condurci nella nostra espressione ed espansione con ciò che rende gloria e giustizia al nostro essere unici, irripetibili, motivati e soprattutto Felici.

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Sopra La Petite Robe di Chiara Boni PE 2011

L’arrivo della primavera è un passaggio che aspettiamo generalmente con grande entusiasmo perchè ci consente un cambiamento generale su tutti i livelli. Già dall’epifania smaniamo sentendo il rinnovamento che la natura in modo impercettibile attua e ci fa captare per memorie oggettive e in sottili, continui stati non manifesti che impregnano un tempo che il nostro intuito, più avanti di noi “sa”.

E come ogni anno una delle cose divertenti che la nostra materialità ci propone, è il dare uno sguardo a quello che indosseremo nella stagione che sta entrando. Non è solo un fatto di moda o di estetica, è un ancestrale mezzo di comunicazione cercare di “spiegare” agli altri e al mondo intorno chi noi siamo e come lo interpretiamo, come ci raccontiamo attraverso le forme e i colori, questa nostra nuova rinascita primaverile. E’ il nostro film personale con cui ci concediamo di giocare, divertendoci e rinnovando la nostra comunicazione con l’ambiente.

Anche se da sempre ogni cambio di stagione acquisto quasi tutte le riviste con gli inseriti delle sfilate, difficilmente acquisto qualcosa che è “di tendenza”. Sfogliare le foto e capire i dictat è più un insieme di divertimenti artistici, un posizionare mentalmente la “filosofia” dell’epoca, un godere della fantasia e della linea rinnovatrice che invade il mondo, apprezzando esteticamente quest’arte con cui abbiamo saputo invadere gioiosamente il mondo. Gli stilisti sono meravigliosi creatori di sogni che sta a noi interpretare.

Anzi sostanzialmente quando qualche pezzo è così “invadente” da fare lo stile preciso della stagione mi guardo bene dall’acquistare qualcosa su quel tema, ho un forte senso dell’unicità (non più dell’eccentricità… insomma non spesso:) ma del mood che mi racconti davvero nel mio qui e ora con una personale revisione dell’interpretazione.

Il modo migliore di seguire la moda è ascoltare profondamente se stessi e dare la propria personalissima impronta a ogni proposta che acquisirà vita perchè saremo noi a trasmetterla e non viceversa.

La moda e le tendenze sono un veicolo per sperimentare la nostra creatività, la nostra fantasia e la voglia di nuovo. Di fare fresca chiarezza in noi sperimentando per affinità o per contrasto reinventando il nostro essere unici.

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Io credo che pensare a qualcosa di leggero come alla bellezza sia una vacanza per la mente che di suo continuerebbe vagare tra discorsi seri e a volte addirittura gravi. La bellezza, in senso globale, è armonia, lievezza e divertimento. Di questi piaceri la mente si nutre e il relax che la leggerezza le porta, contribuisce non poco a bilanciare i molti interrogativi esistenziali e gli infiniti “perchè” che quotidianamente il pensare sforna con l’intento di trovare un centro di gravità permanente che giustifichi il nostro essere qui.

Io godo davvvero della bellezza e dell’equilibrio delle forme andando proprio a nutrire quella parte che ha “bisogno” di giocare e di gioire per poter essere in accordo con i propri talenti e con il tutto che è nostro diritto vivere e sperimentare.

Mi dispiaccio quando – ancora – molte persone fanno nette divisioni tra la ricerca spirituale e il godere delle cose terrene, e mi fa rendere conto quanta gioia si possa sottrarci credendoci essere impegnati e integri mentre ci si tolgono piaceri che potrebbero farci passare parte del tempo in modo più leggiadro e fanciullesco.

Conosco molte persone, come sono stata un pò anch’io, ahimè, in passato… che si vergognano di amare la moda, le cose belle, l’estetica o quello che parrebbe essere soltanto frivolo, che fanno divisioni tra le cose “serie e accettabili” e quelle riprovevoli perchè troppo “superficiali”. E che fanno sentire “da meno” quelle a cui piace anche occuparsi o distrarsi con passatempi che a loro sembrano adatti solo a perditempo o vacui cervelli.

Mi è capitato molto spesso di stare in ambienti intellettuali e ancor più spirituali dove l’essere trascurati e superiori a questa visione era l’involucro ideale nel quale trascorrere il tempo su questa terra. Addirittura una virtù…che tristezza! Mi è sempre sembrato un atteggiamento afflitto,  presuntuoso e causato da una bella dose di complessi e problemi …terreni.

Io sono orgogliosa di questa mia propensione, la considero una mia verità, una mia attitudine, uno sviluppo della mia fantasia e della mia visione del mondo. Un agire che mi fa disegnare e interpretare meglio la vita.

E comunque amare la Bellezza in ogni sua forma educa l’occhio all’armonia e alla magnificenza del mondo, delle persone e del percorso che tutti, amanti della bellezza o della bruttezza, siamo in “strada facendo”.

Come sopra così sotto, a creare il miracolo di una cosa. Ermete Trismegisto.

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E’ una parola così Potente che a volte quando parlando sale alle labbra si cerca un sinonimo se la situazione attorno non è più che sotto controllo. Perchè a volte può essere intesa come gradire, come solleticare, deliziare, gioire, o conoscere o godere. Quest’ultima ancor peggio sarebbe, quindi più innocuamente va bene…piacere.

Il piacere è la spinta che ci consente di venire a mondo ed è l’arco che ci slancia in avanti nella vita, che ci stringe alla gola, che ci prende per la gola. Legato a mille sfumature dei milioni di livelli che ci compongono: una mousse di crema di latte fresco, leggerissima e fondente o il desiderio struggente che ci piega la mente ed il corpo rendendoci bava liquida senza nessun controllo, senza nessuna intenzione di controllo.

Il piacere ci fa coraggiosi condottieri della nostra vita e ci esalta, ci schiavizza e ci conduce ammaestrandoci a volte oltre la nostra volontà, ci rende ridicoli o ci incorona regnanti.
Ci rende persone forti, magnifiche e centrate quando questo piacere è vissuto con equilibrio scelta e libertà.

Quello che è vero veramente è che senza piacere saremmo morti che vivono per finta. La cosa grave non è annoiarsi ma non provare piacere.

Bello e sano abituarsi a comprendere che ogni cosa facciamo, ogni cosa pensiamo, ogni cosa viviamo deve avere per primo pregio il fatto che ci sta dando piacere. Più piacere ne traiamo più potere ci riempirà ogni nostro atomo.

Al contrario estremamente dannoso è fare un lavoro che non ci piace.

Un tempo interminabile senza la totale concentrazione che sarebbe necessaria per fare al meglio il compito che ci porta a fine mese uno stipendio, sogniamo l’ora in cui possiamo staccare per poter fare qualcos altro che compensi tale immane fatica.

E spesso si è così sfiniti energeticamente nell’impegnarsi comunque con volontà e determinazione per il “bisogno” di farlo, che non ci resta altro che cercare di ricaricarci ripiegando su piaceri “minori” come l’esagerare col cibo, con l’alcool, con altri comportamenti che comunque ci intasano e ci stordiscono per non arrivare a trovare effettive soluzioni.

Ogni scusa è buona per non cambiare lo stato che ci frustra ma quantomeno è quel tanto conosciuto da legarci ad una vita a metà o meglio una vita ad un quarto, il tempo che stancamente ci rimane dopo aver adempiuto agli obbligi che ci siamo imposti.

Anche se non semplice o immediato bisognerebbe riflettere bene prima di accettare un impiego che vuole così tanta energia e qualità di vita dandoci “soltanto” una paga con cui poter sopravvivere. Ed è sopravvivere il tempo che ci rimane dove cerchiamo appunto delle gratificazioni per bilanciare.

Le cose che si fanno con piacere sono lievi, entusiasmanti, rigeneranti. Non solo non ci si accorge del tempo che vola ma non si vorrebbe smettere mai.
E’ un tempo glorioso quello in cui andiamo in crisi esistenziale, in disperazione, in rigetto di qualcosa che non ci soddisfa. E’ un momento creativo ed è un’opportunità sensazionale che se interpretata con coraggio può dare il là a svolte insperate e insospettate.
Può dare l’avvio all’accesso della nostra fortuna.

Inizialmente potrebbe essere un momento meno favorevole economicamente ma se ci si mette tutto l’impegno e la passione ciò che ci dà piacere fare ci porterà anche una riuscita economica certa. Quando agiamo con piacere sappiamo fare le cose verso cui abbiamo talento in modo decisamente migliore di altri e sempre per il fatto che lo facciamo senza sforzo, anzi balzando dal letto la mattina per correre a fare ciò che ci piace, se ben condotto ci porterà a farne un’occupazione a tempo pieno in cui avremmo godimento su tutta la linea ed il nostro piacere pervaderà ogni nostra azione e ogni nostra cellula.

La qualità della nostra vita decollerà e l’energia sarà potente e centrata ed avremo sempre più gioia e gratitudine attraendo persone e circostanze sul nostro livello di emanazione. Non ci stupiremo più che le opportunità ci si offriranno quotidianamente, avremmo da sceglierne, avremmo vicino persone creative e propositive, avremmo il conto in banca fiorente ed idee per farlo fiorire ancora di più. Una catena di fatti positivi, di salute e prosperità su tutti i livelli. E tutto questo perchè si e scelto di seguire il piacere.

Il piacere va ricercato e coltivato. Da quando ho capito questo fatto e messo al primo posto su tutti i piani di esistenza integrandolo con altre tecniche tra cui Ho-oponopono, la mia esistenza è cambiata da un giorno all’altro in modo radicale. Credendo, creando, seguendo il sogno del provare piacere.

Non mi stupisco più di avere un percorso di amore, fortuna, gioia, soddisfazione questa è ormai la mia normalità, è ciò che ho creato scegliendo il piacere e lasciandomene pervadere.

AMORE da conquistare e con cui stare